Giovanni Ansaldo (1895 - 1969)

Titolo

Giovanni Ansaldo (1895 - 1969)

Natura giuridica

Persona fisica

Descrizione

Giovanni Luigi Ansaldo nacque a Genova il 28 novembre 1895 dal capitano Francesco Gerolamo Ansaldo ed Emma Ramorino.
Primo di cinque fratelli intraprende gli studi in legge per poi arruolarsi nell'esercito durante il primo conflitto mondiale e combattere sul fronte francese. Nel 1919 inizia a scrivere i primi articoli collaborando con il settimanale l'Unità diretto da Gaetano Salvemini che lo segnala al deputato socialdemocratico Giuseppe Canepa direttore del quotidiano Il Lavoro. L'attività di Giovanni Ansaldo presso il giornale genovese inizia nel settembre del 1920 e continua ininterrottamente sino al 1927.

Simpatizzante socialista collabora con La Stampa e con La Rivoluzione Liberale di Pietro Gobetti che fa scrivere a sua volta su Il Lavoro di cui è diventato caporedattore. Convinto oppositore del regime fascista è uno dei firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti di Benedetto Croce. All'indomani dell'omicidio Matteotti diviene vittima di attacchi intimidatori e aggressioni violente di stampo squadrista, motivo per cui nel 1926 fugge a Milano per cercare di lasciare il paese grazie all'aiuto di Carlo Rosselli. Arrestato viene condannato nel marzo del 1927 a cinque anni di confino a Lipari per tentato espatrio clandestino.

Ottenuta la grazia torna a Genova nell'agosto del 1927 e riprende a scrivere prima su la Stampa e poi su Il Lavoro utilizzando lo pseudonimo di Stella nera. Grazie all'amico Leo Longanesi inizia a scrivere per il settimanale L'Italiano . Entrato nell'entourage del Ministro per gli affari esteri Galeazzo Ciano viene nominato direttore del quotidiano di Livorno Il Telegrafo. Arruolatosi nell'esercito durante la campagna d'Etiopia, una volta rimpatriato segue Ciano nei suoi viaggi all'estero e fa parte dei gruppo di giornalisti autorizzati dal Ministero dell'Interno a seguire il Fuhrer durante la sua visita in Italia nel 1938. Durante gli anni del secondo conflitto bellico conduce due trasmissioni radiofoniche per l'EIAR. Quando Galeazzo Ciano cade in disgrazia, in seguito al fallimento di colpo di stato contro Benito Mussolini, si arruola nell'esercito. Dopo l'armistizio, però, si rifiuta di servire nell'esercito della Repubblica Sociale Italiana e per questo motivo viene internato in alcuni campi di concentramento tedeschi dove rimane sino alla fine del conflitto. Tornato in Italia viene imprigionato nel settembre del 1945 per essere processato per i suoi legami con il regime fascista, ma viene liberato grazie all'amnistia Togliatti.
Caduto in disgrazia a causa del passato politico torna a scrivere sul settimanale Il Libraio grazie all'aiuto di Leo Longanesi. Nel 1949 scrive il saggio su Giolitti Il ministro della Buonavita parafrasando l'opera di Salvemini Il ministro della malavita. Nel 1950 viene nominato direttore de Il Mattino di Napoli grazie agli appoggi di cui godeva presso alcuni esponenti della Democrazia Cristiana e nello stesso anno comincia a collaborare con Il Borghese scrivendo le rubriche Usi e costumi e il Il Dizionario degli Italiani Illustri e meschini. Sempre negli anni '50 inizia a collaborare con Il Tempo e l'Europeo. Nel 1965 si ritira a vita privata perché colpito da una malattia degenerativa che lo porterà alla morte il 1 settembre 1969.

Estremi cronologici

Genova, 1895 - 1969

Copertura temporale

1895 – 1969

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Livello archivistico

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